Lago della Calola

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Faceva molto caldo quel pomeriggio. Dalla campagna dei miei nonni si poteva vedere un ampio scorcio della Val Prino.
Il Torrente che vi scorreva aveva ormai poca acqua, in un’ ansa però si formava ancora un laghetto dove andavano a fare il bagno tutti i bambini della Borgata “RIO” così detta perché li c’era una raffineria di olio con quel nome.
Ero in castigo quel pomeriggio, dovevo aiutare ad inaffiare le piantine di Pomodoro.
Da lì, seppur in lontananza, riuscivo a vedere tutti i miei amici che giocavano divertendosi a fare il bagno.
Il laghetto aveva anche un nome: Lago della Calola.
Dicevano che era il nome di una strega che lo utilizzava nottetempo per le sue pulizie personali. “Bambini lontani dal lago di notte”
Come mi pesava quel castigo!
Non riuscivo a togliere lo sguardo da quel gruppo di amici.
Riconoscevo tutti: Emilio, Giancarlo, Stefano, Dino, Nino, Angelo di Palmira…
(Palmira era la sorella, per differenziarlo da un altro Angelo)
 Ricordo benissimo le loro fisionomie, i loro caratteri e come andavano a scuola.
Nino, negato in matematica. Primo, asino in italiano. Emilio, bravo in tutto…..

Mancavo solo io.
Che sofferenza.
Passò molto lentamente quel pomeriggio.
Solo alla sera venni a conoscenza che quei giuochi nel lago avevano rischiato di trasformarsi in dramma.
Angelo di Palmira era stato salvato per puro miracolo da annegamento.
Anche l’aereonatica militare quel giorno ha rischiato di perdere uno di quelli che sarebbe diventato un ufficiale di quell’arma.
Ed io non avrei mai potuto dire che uno dei favolosi piloti delle “FRECCE TRICOLORI” è un mio amico d’infanzia.

Ciao Angelo di Palmira.