Veleto era contento, alle cinque della sera, perché era una splendida giornata di sole e lui finalmente
poteva, pieno di voglia di vivere, correre in libertà fiero ed impettito.
Fra pochi giorni avrebbe compiuto gli anni ed era nel pieno vigore giovanile. Petto in fuori e mento in sù a
sgambettare per il campo, quando vide due persone che cercavano di attirare la sua attenzione, pensando
che volessero giocare corse loro incontro felice, ma quelli si ritrassero, salterellando ora da una parte ora
dall’altra. Saranno scemi, pensò fra sé e sé Veleto guardandosi intorno. Ad un tratto sentì imperiosi squilli
di tromba e vide entrare due cavalli bendati montati da due cavalieri che impugnavano lunghe pertiche.
Corse loro incontro sperando di poter giocare, ma, certamente per errore pensò, si trovò la punta di una
pertica conficcata nella schiena, cercò di liberarsene, ma ogni volta che ci riusciva se la ritrovava
nuovamente conficcata. A tal punto, convintosi che il cavallo fosse scemo in quanto si dovrebbe stare
attenti a ciò che si porta quando si è bendati, lo colpì violentemente e questi si allontanò con il suo
cavaliere.
Veleto, ancorché dolorante, era tuttavia ancora animato dalla voglia di giocare e non appena si vide
dinnanzi un uomo che lo richiamava con due bastoncini colorati in mano, gli si diresse subito incontro
ma, anche questi, all’ultimo momento lo scartò con un salto laterale, non prima di avergli conficcato nelle
spalle i bastoncini. Veleto non capì, tornando indietro vide un secondo e poi un terzo uomo che gli si
facevano incontro con le bandierine ed anche questi gliele conficcarono nelle spalle. A tal punto, stanco e
disorientato, si fermò per prendere fiato e cercare di analizzare la situazione.
Ma ecco che cinque o sei uomini, Veleto non vedeva più bene, agitando dei drappi si misero a richiamare
la sua attenzione. Finalmente si giocava! E così cominciò a rincorrere ora l’uno ora l’altro nel tentativo di
raggiungerli che, seppur ferito, gli piaceva. Ma ogni volta che ne raggiungeva uno, questi lestamente si
nascondeva dietro un’ asse di legno troppo robusta per le sue forze. A Veleto a quel punto era chiaro che
per vincere doveva raggiungerli prima che avessero la possibilità di nascondersi. Prese bene le distanze,
valutò il percorso ed ecco che, non appena dinnanzi a lui se ne presentò uno, nuovamente con i bastoncini
in mano, Veleto fu pronto ed agilmente lo rincorse per giocare, ed infatti ci riuscì e, anche se tentava di
scappare, lo raggiunse e lo lanciò giocosamente in aria facendolo rigirare su se stesso. Altri, allora, si
fecero avanti per giocare mentre quello di prima andava a nascondersi dietro il paravento di legno.
Ma come, non sono stato bravo? pensò fra sé e sé Veleto. Vai a capire questi compagni di gioco.
Era immerso, un poco stanco, in queste riflessioni, quando quello che aveva raggiunto gli si fece
nuovamente incontro agitando un drappo. Felice che non si fosse offeso, Veleto gli corse incontro, ma
quegli, stavolta, spiccò un salto innanzi a lui e Veleto sentì un forte dolore al petto. Capì dall’affannarglisi
del respiro, che qualcosa non funzionava più bene nei suoi polmoni, respirava a fatica e la vista gli si
appannava. Questi giovani non sanno giocare, pensò Veleto che, a tal punto, si fermò cercando di
riprendersi. Ma ecco che gli venivano nuovamente incontro, l’ultimo pretendeva che lui giocasse,
addirittura lo sollecitava con un arnese metallico ad alzare la testa ed a corrergli incontro, ma non capiva
che era stanco e che gli aveva fatto male? Come poteva pretendere che continuasse il gioco? Ma quello
niente, insisteva. Veleto, allora, gli andò incontro per fargli intendere le sue buone ragioni, ma non
correndo o trottando come prima, ché le forze non glielo consentivano, camminando. Quando gli arrivò
davanti, gli mostrò la stanchezza e le ferite per fargli capire che non poteva e non voleva più giocare, ma
quello, non intendeva ragioni e, forse seccato, gli si fece incontro conficcandogli nuovamente quell’arnese
di metallo nella schiena e, perforandogli, stavolta, anche l’altro polmone. E non contento continuava a
stuzzicarlo per fargli alzare la testa e farlo correre. Ma Veleto no! a questo punto non aveva più voglia di
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