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In gioventù le persone che oggi hanno tra i cinquanta e i sessanta anni viaggiavano su automobili sprovviste di cinture di sicurezza, poggiatesta e airbag. I bambini sedevano liberamente sul sedile posteriore, schiamazzando e divertendosi a saltare. Le culle erano dipinte con vernici “dubbie”, che potevano contenere piombo o altre sostanze dannose per l’organismo.
Per esempio, io appartengo ad una generazione che si costruiva i famosi “carrettini”, non saprei come definirli a beneficio dei ragazzini odierni: erano costruiti da una tavola di legno, sotto la quale c’erano due traversine con piccole ruote fissate alle estremità (vecchi cuscinetti), con questi aggeggi ci lanciavamo lungo le discese (automobili ne passavano poche) usando le suole delle scarpe per frenare. Si cadeva ferendoci, ma sempre orgogliosi di quelle avventure ad alta velocità (si fa per dire).

I cellulari non esistevano, e i genitori non avevano modo di sapere dove si trovassero i loro figli: come era possibile? I bambini non avevano mai ragione, passavano gran parte del tempo libero in castigo, ma non per questo manifestavano problemi psicologici dovuti al rifiuto o alla mancanza di amore.
A scuola, c’erano alunni bravi e meno bravi: i primi venivano promossi alla classe superiore, e i secondi erano bocciati. Di certo, non si ricorreva ad uno psicoterapeuta per trovare una soluzione al problema: semplicemente gli si faceva ripetere l’anno.
E comunque siamo sopravvissuti, con qualche ginocchio sbucciato e pochi traumi. Non solo siamo scampati a quell’epoca, ma ricordiamo con una certa nostalgia il tempo in cui il pane era pane, i bambini dovevano risolversi i problemi da soli, litigando se necessario, per poi passare gran parte della giornata senza giochi elettronici, ma inventando e costruendo i giocattoli più improbabili, ma stupendi.