In meno di una generazione si sono succedute quasi cinque generazioni di computer, dall’Eniac a valvole
ai futuristici neuro-computer.
Che significa tutto questo? Che il progresso scientifico e tecnologico non segue lo sviluppo lineare e che
gli accumuli di conoscenza impongono a chiunque uno sforzo di aggiornamento sempre più oneroso.
Sapere per non morire, insomma. Ecco perché dobbiamo imparare, imparare, imparare. Bisogna
imparare per continuare ad essere competitivi, perché oggi è necessario sapere affrontare e gestire
dinamiche sempre più complesse. Bisogna imparare perché questa è la strada per “perfezionare il
passato” al fine di disporre in futuro di una migliore qualità di intelligenza e conoscenza.
Questo spiega perché alla Formazione venga attribuito con sempre maggiore convinzione il ruolo di
strumento strategico orientato al cambiamento, alla gestione delle risorse umane, al raggiungimento della
qualità globale. La valenza strategica della Formazione è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi
anni perché è ormai chiaro che l’acquisizione di durevoli vantaggi competitivi dipende non solo da un
ottimale impiego delle leve classiche (come tecnologia e risorse finanziarie) ma soprattutto dal “saper
fare” (orientamento al cliente, flessibilità organizzativa, attenzione alla qualità, time to market, ecc.).
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