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Cosa fare quando si subisce un torto

Chi nella vita, a seguito di un’offesa più o meno grave ricevuta, non ha pensato di vendicarsi? Quando si subisce un torto si prova rabbia, disagio, e reagire è un impulso immediato, un desiderio che appartiene ad ognuno di noi. Ma raggiungere tale scopo non porta alcun vantaggio concreto. Sapere di avere inflitto sofferenze all’autore di chi ha cagionato la nostra, è poca cosa rispetto alla sensazione , assai spiacevole, di essere scesi allo stesso livello di chi è stato capace di tradire, truffare, umiliare. Spesso chi cerca e prova il piacere maligno della vendetta, dopo un primo momento di euforia ( del traguardo raggiunto ) abbassa l’autostima e determina un sovraccarico emotivo: ci si è vendicati, ma siamo diventati simili a quelli che ci hanno fatto il torto. Il perdono invece ha quasi sempre un effetto esattamente opposto: fa sentire spiritualmente più forti e intellettualmente più evoluti. Il perdono è davvero la miglior vendetta, è una scelta che si compie per proteggere se stessi dagli effetti dannosi che il rancore, l’ostilità e la rabbia esercitano sulla sfera psicofisica. Il rancore infatti è una fonte inesauribile di stress: quando il cervello si trova in uno stato di inquietudine e sofferenza si verificano nell’organismo un insieme di reazioni logoranti per nulla funzionali a dimenticare o risolvere il torto subito ma innescano una sorta di circolo vizioso negativo. Il percorso del perdono è un processo complesso che richiede un grosso lavoro su di sé, ma è pur sempre uno sforzo che vale la pena di affrontare: quando si riesce a perdonare oltre a recuperare la serenità, incompatibile con il desiderio di vendetta, la persona raggiunge un livello di evoluzione personale più alto.