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Padre Carlo
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Incontro con Padre Carlo Ellena, missionario in Brasile

I miei poveri non disperano più

DI GUJA LOCATELLI


La persona che ci ha fatto visitare molte località del nord- est del Brasile (Padre Carlo) e che ci ha fatto conoscere molte persone meravigliose, è venuto a trovarci a Roma ed è stato intervistato dal giornalista G. Locatelli chi ha scritto l'articolo che segue:

Il nostro amico Padre Carlo ...

La mancanza di assistenza medica era sicuramente causa di numerosi decessi. A Luis Domingues, molte donne muoiono ancora oggi per parto, ma cosa ancora drammatica è che tanti bambini sono morti per una semplice diarrea provocata dal acqua sporca. Mi sembrava assurdo che un fatto così banale potesse far perdere la vita a qualcuno e così, installando 800 filtri nelle case, sono riuscito a purificare l’acqua e ad ottenere un netto miglioramento delle condizioni di salute”.

“Oggi i clienti della banca – ci confida Padre Carlo con soddisfazione – sono più di 250, e alcuni di loro sono riusciti addirittura a comprare un frigorifero! Può sembrare poca cosa, ma questa povera gente non ha grosse pretese. C’è chi mi ha chiesto di procurargli dei sacchi di cemento, chi un asino e chi delle tegole per il tetto della casa e c’è un uomo che un giorno mi ha chiesto un materasso matrimoniale per far dormire i suoi quattro figli”.

Un altro problema, però, affliggeva la popolazione. L’esiguo capitale che veniva risparmiato era sottoposto a una svalutazione enorme, che raggiungeva anche l’80%. Per questo motivo Padre Carlo decise di creare una banca personale dove depositare i risparmi, riuscendo così a garantire oltre al valore del capitale, anche una minima percentuale di interessi (0,5%).

Passano i mesi e Padre Carlo, dopo aver studiato la situazione, individua le esigenze primarie per la popolazione. Inizia così la propria opera costruendo tre asili per i 390 bambini della comunità, un’iniziativa volta soprattutto a fornire un po’ di cibo per sfamare i piu piccoli. I problemi da affrontare sono tantissimi ma tra i piu importanti c’è quello di aiutare i giovani; sempre più portate a emigrare verso le grande città, dove inventarsi un futuro magari inserendosi nella delinquenza minorile. E cosi diventa indispensabile l’istruzione per fornire ai ragazzi le basi necessarie ad affrontare il mondo del lavoro. Oltre ai corsi di catechesi e alla celebrazione di battesimi e matrimoni, Padre Carlo decise di fondare le scuole magistrali, necessarie anche per fornire un’adeguata istruzione agli stessi insegnanti, e di istituire corsi per futuri meccanici e falegnami e, per le donne, corsi di cucito, dattilografia e cucina.

Si alzano la mattina molto presto e a piedi, con a disposizione solo un machete, raggiungendo le terre da coltivare per procurarsi un po’ di riso, farina e fagioli”.

“ Il primo ostacolo che cercai di superare – prosegue il sacerdote piemontese – fu il superamento della diffidenza da parte degli abitanti del posto che mi osservavano e mi studiavano attentamente. Compreso subito che se volevo avvicinarmi a loro non dovevo portare solo il messaggio religioso, ma soprattutto offrire un aiuto concreto. La presenza delle suore, che già da tempo prestavano assistenza presso i villaggi, mi è stata di grandissimo aiuto: un supporto importante dal punto di vista psicologico e per far accrescere la mia credibilità tra gli indigeni”.

In tutti questi anni più di 400 famiglie hanno beneficiato dell’opera di Padre Carlo: ma anche se non vive più nei loro villaggi per la sua gente rappresenta la speranza in un futuro migliore.

“Ma chi ha inventato questo posto?” E’ l’espressione impressa nella memoria di padre Carlo Ellena da quando nel 1974, appena 26enne, giunse piccola comunità di Luis Domingies, nel Nord del Brasile. Un impatto così crudo con quella realtà non se l’aspettava e malgrado il sostegno della Diocesi torinese e dei movimenti missionari giovanili, allora molto diffusi, la sola prospettiva di trascorrere dieci anni in quell’inferno la angosciava. Tuttavia con il tempo l’attaccamento di quella gente e le condizioni di vita al limite della sopravvivenza gli hanno fatto cambiare idea e alla fine in quella missione si è fermato per ben 36 anni.

Da due anni Padre Carlo ha lasciato quella terra, chiamato dalla Conferenza episcopale brasiliana a ricoprire l’incarico di segretario. Lo abbiamo incontrato a Roma per parlarci della sua esperienza che tanto lo ha segnato, durante una pausa della visita alla Città del Vaticano insieme ai porporati sudamericani.

“Le richieste di aiuto si susseguivano, soprattutto per quanto riguarda soldi e medicine – spiega Padre Ellena.

QUALCOSA E’ CAMBIATO. “Anche le istituzioni – dichiara il sacerdote – si sono accorte dei bisogni di questa gente.

Oggi, ad esempio, gli abitanti di Luis Domingues godono di una forma di pensionamento. Per chi ha compiuto i 60 anni di età lo Stato eroga una piccola somma a titolo di pensione. Il problema che si era posto all’inizio era che, improvvisamente, caso strano, gli abitanti erano diventati per la maggior parte ultrasessantenni, tutti soggetti aventi diritto di usufruire della pensione. Non esistendo alcun certificato di nascita, che dimostrasse l’effettiva età della persona,  con una semplice dichiarazione l’interessato percepiva la piccola somma di denaro. Era necessario provare una soluzione al problema e così ho fatto in modo che il certificato di battesimo sostituisse quella di nascita per poter provare il compimento dei 60 anni di età”.

“Ricordo che all’inizio l’inserimento nella piccola comunità di Luis Domingues, composta di 4mila abitanti sparsi nei dodici villaggi, fu molto duro – racconta emozionato Padre Carlo -, anche perché non conoscevo il portoghese. La situazione che si presentò ai miei occhi fu di estrema povertà: niente elettricità, niente strade asfaltate, niente acqua portabile; solo una fitta foresta e delle case fatte in legno e fango con i tetti in paglia – Le ‘Tapa’ – con all’interno un’amaca per dormire. Gli uomini sono per lo più pescatori e contadini.

E-mail di Padre Carlo